La tragedia dell’11 settembre 2001 e Padre Pio

settembre 9, 2009 by Giulio Giovanni Siena  
Categoria Americani e Padre Pio

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Nei primi decenni del novecento milioni di italiani, costretti ad emigrare per fame, approdarono negli Stati Uniti d’America con le loro pietose valigie, straripanti di povere cose e di tante speranze.
Nella nuova terra di adozione essi lavorarono, soffrirono e progredirono, conquistandosi gradatamente il diritto ad una vita più dignitosa, senza mai recidere i legami affettivi con i parenti e la Patria lontana. E mentre la nostalgia struggente attanagliava i loro cuori, i parenti italiani aspettavano notizie, fremevano per loro e per i loro figli, impedendo al lento ed inesorabile fluire del tempo di stendere su tutto il velo dell’oblio.
Alla base del reciproco e profondo spirito di amicizia che lega Italia e Stati Uniti, ci sono soprattutto le radici italiane di tantissimi cittadini americani. Nei momenti più belli e in quelli più tristi, tra i due paesi scatta lo spirito di solidarieta, com’è avvenuto dopo la seconda guerra mondiale, con gli aiuti economici americani all’Italia, e dopo la tragedia dell’11 settembre 2001, con lo schieramento del Governo italiano a fianco degli Stati Uniti.



torri_gemelleIl giorno degli attentati alle twin towers e al Pentagono, la città di padre Pio rimase scossa profondamente. Il Comune e i Frati Minori Cappuccini della provincia di Sant’Angelo organizzarono subito una fiaccolata commemorativa, che fece registrare una numerosissima e commossa partecipazione popolare.

Il corteo mosse simbolicamente da Piazza dei Martiri, dove ha sede il Municipio. Poi si snodò lungo i due chilometri che la dividono dalla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, dei frati Cappuccini. Era il il 14 settembre 2001.

La folla riempì il santuario di Padre Pio, incapace di contenerla tutta. Seguirono momenti di preghiera, di riflessione e testimonianza.

Nella triste occasione l’avv. Antonio Squarcella, Sindaco di San Giovanni Rotondo, pronunciò questo discorso:

«Sappiamo tutti i motivi che ci hanno spinto a ritrovaci tutti uniti, in questa fiaccolata simbolica.

Era una mattina piena di sole, quella dell’11 settembre nei cieli di New York e di Washington. Poi, fulmini a ciel sereno hanno scosso il mondo! Migliaia di uomini uccisi, senza distinzione colore, di età o di sesso. Tanti dispersi. (…)

Eravamo incapaci di credere che la malvagità umana potesse concepire e compiere, con tanta sadica determinazione, azioni di terrorismo così pesanti contro tanti innocenti. Eppure sono state compiute!

L’America ha rivissuto la tragedia di Pearl Harbor nelle mura di casa, sotto i riflettori dei Networks televisivi che ne hanno amplificato l’impatto psicologico in tutto il mondo. (…)

Abbiamo negli occhi le terribili ed indelebili immagini delle due torri gemelle che si frantumano al suolo, del Pentagono avvolto nel fumo e della corsa frenetica dei soccorritori, mandate in onda quasi ossessivamente da tutte le televisioni. Sono immagini che hanno aperto una ferita profonda nei nostri cuori.

Noi siamo qui riuniti per ricordare le vittime di quest’immane tragedia.

La popolazione sangiovannese non ha dimenticato che fu proprio il popolo americano a mandare la somma più cospicua per l’erezione dell’Ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza”. Ed oggi, nell’ora del dolore, gli è vicino e gli attesta la sua riconoscenza con un gesto d’amore fraterno. (….)

Oggi piccoli gruppi organizzati di uomini esaltati, infiltrati nel tessuto sociale delle nazioni civili, possono cambiare i destini del mondo, seminandovi odio e morte!

Da tutto questo emerge che l’uomo, messo di fronte alle negatività del suo simile, da forte diventa inerme.

Il terrorismo è una prerogativa delle belve umane. Noi siamo qui per condannarlo, per esecrarlo con tutte le nostre forze.

Siamo qui per dire un no alla violenza e all’odio. E’ un NO forte, che parte da una terra di pace, dalla quale s’irradia il messaggio d’amore del beato Padre Pio da Pietrelcina, il Cireneo di tutti, che ha santificato la sua vita caricandosi sulle spalle la Croce dei peccati degli uomini.

Queste fiammelle tremolanti, che commemorano tutti i caduti degli atti terroristici, stiano a rappresentare anche la luce della speranza e della fede, la quale non abbandona mai l’uomo, neppure in momenti tristi come quelli che stiamo vivendo».

Dopo gli attentati, gli americani scrutarono il mondo, con lo sguardo smarrito, in cerca di sollievo e di forza vitale, per poter riprendere il loro cammino di libertà. E lo sguardo si posò sul Gargano, attratto dall’alone luminoso di un umile frate che , come loro, quand’era in vita fu schiacciato dal peso della Croce.

Perciò la mattina del 23 settembre 2002, in occasione della celebrazione della prima ricorrenza liturgica dedicata al neo-canonizzato San Pio da Pietrelcina, arrivò a San Giovanni Rotondo una delegazione statunitense.

La sera prima la pioggia, il cielo scuro ed i lampi avevano tormentarono i fedeli, facendo impallidire le luci delle luminarie. Ciò non aveva impedito ad una folla di circa settantamila persone, stipate in chiesa e sul sagrato attrezzato con maxi-schermo, di commemorare la morte di Padre Pio .

Iniziata la veglia, come per incanto la pioggia cessò.

A mezzanotte il ministro generale dell’Ordine cappuccino John Corriveau celebrò la prima messa in memoria del Santo.

A mezzogiorno del giorno 23, durante la suggestiva messa celebrata all’aperto dal cardinale di Boston Francis Bernard Law, la commozione generale assalì i presenti. Gli americani consegnarono al compianto Padre Gian Maria Cocomazzi, superiore del convento di Padre Pio, una scultura bronzea raffigurante San Pio da Pietrelcina con il corpo slanciato verso il cielo, in mezzo alle due torri gemelle distrutte.

La scultura, per volontà del senatore Edward Kennedy, era avvolta nelle bandiere del Senato e della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d’America, a testimonianza della devozione dei cattolici americani. Con questo rito simbolico, gli americani invocavano la protezione del Santo del Gargano sulla loro nazione.

All’atto dello scambio del segno di pace, anche i fedeli vietnamiti affidavano a San Pio da Pietrelcina la bandiera del loro paese e una fiaccola accesa, simboleggiante la speranza in un futuro migliore per l’umanità.

Il Cardinale Law ricordò ai presenti che in quella santa ricorrenza c’era la gioia dei credenti «ma anche il dolore di chi ha sofferto i lutti dell’11 settembre».

Il padre guardiano del convento rassicurò il cardinale sulla sorte delle vittime:

«Sono certo che Padre Pio ha accompagnato in cielo ogni vita perduta negli attentati».

Ricordò poi i sentimenti di riconoscenza nutriti in vita da padre Pio per l’America, che aveva accolto suo padre da emigrante, consentendogli di guadagnare il denaro necessario per mantenerlo negli studi.

«Mio padre – diceva padre Pio – varcò due volte l’oceano per farmi fare monaco».

Nel pomeriggio la statua-reliquiario di San Pio da Pietrelcina fu portata per la prima volta in processione per le strade di San Giovanni Rotondo, addobbate con coperte multicolori, pendenti dai balconi, tra fiaccole e battimani e sotto una fitta pioggia di petali di rosa.
I festeggiamenti della cittadinanza per la prima ricorrenza di San Pio da Pietrelcina si conclusero con la consegna delle chiavi della città da parte del sindaco, collocate nella cripta, vicino alle spoglie del Santo. Dopo gli Stati uniti d’America, anche la città di San Giovanni Rotondo si affidava alle paterne cure di San Pio da Pietrelcina.

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Alfonso D’Artega, Padre Pio e le bombe americane

febbraio 19, 2009 by Giulio Giovanni Siena  
Categoria Americani e Padre Pio

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Alfonso D’Artega è stato compositore, arrangiatore, pianista e direttore di orchestra. Di origine messicana, giunse negli USA nel 1918. Compì gli studi presso il Conservatorio di Strassburger. E’ stato direttore di orchestre per radio, teatri, film. Tra le più famose, le orchestre Buffalo Philharmonic, Stadium Symphony, Miami Symphony, Symphony of the Air, St. Louis Symphony, e New London Symphony. Inoltre, ha condotto per la Radio-Televisione Italiana a Milano e Roma.
Tra le composizioni popolari si ricordano “The NBC Chimes Theme”, “Ask Your Heart” e “Fiesta en Granada”. Ha composto anche la famosa canzone “In the Blue of Evening”, cantata dal grande Frank Sinatra. Morì il 20 gennaio 1999.

 

Padre Nicholas Gruner, in una conversazione con James Demers, disse di aver incontrato nel 1968 a San Giovanni Rotondo Alfhonse D’Ortega (sic), che gli raccontò una storia circolata nell’ambiente militare dell’U.S. Air Force, durante la seconda guerra mondiale.

Alfonso D'artega davanti al Convento Santa Maria delle Grazie.

D’Ortega si trovava in una base a circa quaranta chilometri da San Giovanni Rotondo, da cui partivano i bombardieri verso la Jugoslavia.

Il colonnello aveva vietato tassativamente ai suoi piloti di tornare in aeroporto con bombe a bordo, perché un eventuale incidente in fase di atterraggio avrebbe fatto saltare in aria tutta la base.

Un giorno un pilota che rientrava da una missione, giunto ad una diecina minuti di volo dalla base, si accorse di avere ancora una bomba a bordo. Voleva sganciarla, ma vide una nube dalle sembianze umane venirgli incontro e gridargli: «Non farlo!».

Tuttavia bisognava eseguire gli ordini ricevuti. Perciò, per quanto fosse impaurito, schiacciò ripetutamente il pulsante che attivava il meccanismo di sganciamento della bomba, senza riuscire nell’intento. Quando il carburante cominciò a scarseggiare, il pilota fu costretto ad atterrare con la bomba a bordo.

Saputo il fatto, colonnello s’infuriò e voleva portarlo davanti alla corte marziale. Ma dopo aver ascoltato le sue giustificazioni, pensò che avesse volato troppo a lungo e che avesse solo bisogno di un periodo di riposo.

Un ragazzino di nove anni che lavava i piatti nella mensa, esclamò:

«Oh, questo fatto mi fa pensare a Padre Pio».

Incuriosito da queste parole, D’Ortega contattò il pilota e gli propose di andare a verificare di persona a San Giovanni Rotondo.

Padre Pio impedisce il bombardamento di S. Giovanni Rotondo.

Padre Pio impedisce il bombardamento di S. Giovanni Rotondo.

Si recarono entrambi in chiesa. Quando Padre Pio entrò per celebrar Messa il pilota, che era protestante e non era mai entrato in una chiesa cattolica, riconobbe in lui l’uomo che aveva visto tra le nubi.1

D’Ortega disse a Padre Nicholas che nella stessa base si raccontavano altre storie simili accadute ad altri soldati nei cieli di San Giovanni Rotondo.

Per puro caso conobbi anch’io, tramite uno zio, Alfonso D’Artega – questo è il cognome corretto – qui a San Giovanni Rotondo, qualche anno prima di Padre Gruner.

D’Artega allacciò una sincera amicizia con Giovanni Siena, insegnante-giornalista sangiovannese e figlio spirituale di Padre Pio, che, malgrado l’età avanzata, ricorda perfettamente le frequenti visite al frate stigmatizzato.

D’Artega era un famoso musicista americano di origine spagnola. Durante la seconda guerra mondiale era stato aggregato ad un Bomb Group dislocato nelle vicinanze di San Severo, dove intratteneva i soldati con la sua orchestra, per tenere alto il loro morale.

La breve distanza che divideva la sua base militare da San Giovanni Rotondo gli permise di frequentare padre Pio, col quale instaurò un bel rapporto, tanto da tornare più volte sul Gargano, anche dopo la guerra.

«D’Artega – racconta zio Giovanni – mi riferì una storia simile, che pure circolò tra i piloti dell’U.S. Air Force.

Nel 1943 gli americani non erano riusciti ad individuare la grande miniera di bauxite di San Giovanni Rotondo, considerata un obiettivo di primaria importanza. Perciò avevano deciso di bombardare a tappeto tutto il paese per bloccare il ciclo estrattivo del minerale. Quando lo squadrone di bombardieri giunse vicino al centro abitato, tra le nuvole apparve ai piloti la figura luminescente di un monaco a braccia aperte, che sbarrava l’accesso allo spazio aereo sovrastante .

Con immenso stupore dei piloti i velivoli, guidati da una forza invisibile, invertivano la rotta senza poter sganciare una sola bomba».

D’Artega era affascinato dalla figura di Padre Pio.

S. Giovanni Rotondo, Convento Cappuccini. Al centro: Alfonso D'Artega (terzo da sinistra) e Giovanni Siena (secondo da sinistra) nella "Sala S. Francesco"

Un giorno arrivò sul Gargano con un cameraman e con l’attrezzatura necessaria per fare delle riprese. Voleva girare un film sul frate stigmatizzato.

Iniziò a riprendere gli uliveti delle Matine, i fichi d’india e la montagna su cui sorge San Giovanni Rotondo, cercando di descrivere le dolci sensazioni che si provavano arrivando in quella santa terra. Ma le riprese non era all’altezza delle sue aspettative, e dopo qualche tentativo desistette dall’impresa.

Nel corso di una visita D’Artega mostrò a padre Pio un disco appena inciso, contenente una composizione musicale a lui dedicata.2

Il Padre, forse presagendo l’approssimarsi della fine della sua vita terrena, esclamò:

- Ma questa è una musica per un funerale!

Effettivamente sembrava una musica da Requiem».3

Ascolta qui “The Blue Of Evening”, composta da d’Artega per Frank Sinatra

Charles Mortiner Carty riporta la notizia che durante la guerra gli americani avvisarono i residenti civili di evacuare il paese perchè sarebbe stato distrutto entro 48 ore.

Ciò provocò grande panico. Il sindaco allora corse da Padre Pio e gridò:

«Dobbiamo andarcene; stanno per bombardare la città».

Ma il Padre lo rassicurò:

«Devi dire alla popolazione di rientrare in casa e di pregare. Non ci sarà alcun bombardamento».

Due giorni dopo , ventotto B-29s americani arrivarono nel cielo di San Giovanni Rotondo; ma i piloti, mentre volavano a circa 15.000 piedi di altezza, videro un monaco che faceva dei segni in loro direzione.

Stupefatti ed assaliti da timore, i piloti invertirono la rotta e lasciarono cadere le bombe in un campo vuoto, 25 miglia a Sud di San Giovanni Rotondo.

Dopo la guerra uno dei piloti si recò sul Gargano, per conoscere il monaco straordinario.

Finita la messa, mentre il pilota stava per andare via, Padre Pio uscì dalla sacrestia e gli disse:

“volavamo alto quel giorno, vero?”.4

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  1. The Secret of Padre Pio – A Conversation between Father Nicholas Gruner and James Demers. []
  2. Quasi sicuramente si tratta della composizione “Padre Pio of Pietrelcina” inserito in un LP dal titolo “The story s victim of love”. Esiste anche un altro LP, edito dal Convento dei Cappuccini, intitolato “La Santa Messa di Padre Pio”, con musica di A. D’Artega e testo di Padre Cristoforo da Vico. []
  3. Intervista all’insegnante Giovanni Siena. []
  4. Charles Mortimer Carty, Padre Pio the Stigmatist, Tan Books and Publishers inc., 1973 – Rockford, Illinois []

L’attore Ramon Novarro ai piedi di Padre Pio

febbraio 15, 2009 by Giulio Giovanni Siena  
Categoria Americani e Padre Pio

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Nel registro dei visitatori del convento di Santa Maria delle Grazie spiccano i nomi di due star del cinema americano: Loretta Young, vincitrice di un premio Oscar, e Ramon Novarro.

Ramon Novarro in casa di Giovanni Siena. Foto con dedica.

Ramon Novarro in casa di Giovanni Siena. Foto con dedica. Proprietà di Giovanni Siena

Mary Pyle raccontò che la Young, intervistata dai giornalisti su cosa l’avesse colpita di più durante le sue vacanze europee, rispose:

«La messa celebrata da Padre Pio a San Giovanni Rotondo»

Novarro, invece, uno dei divi più famosi di Hollywood, dichiarò che, dopo aver incontrato Padre Pio, non avrebbe più parlato del suo passato.1

L’attore, il cui vero nome è Ramon Samaniegos, nacque a Durango, in Messico, nel 1899. Durante la rivoluzione messicana del 1910 fuggì con la sua numerosissima famiglia negli Stati Uniti . Nei successivi dieci anni menò una vita grama.

Ramon intraprese la carriera di attore spinto soprattutto dalla necessità.

Egli merita un posto di assoluto rilievo tra i personaggi caduti ai piedi di Padre Pio.

Il suo nome evoca la magia dei grandi film romantici del cinema muto, che gli assicurarono un posto fra le più grandi stelle di tutti i tempi.

La sua carriera cinematografica abbraccia gli anni compresi tra il 1917 e il 1960.

Rivale ed erede di Rodolfo Valentino, Ramon Novarro raggiunse l’apice della notorietà negli anni 20 e 30. Girò oltre cinquanta film, tra cui il famosissimo Mata Hari, con partners d’eccezione come Greta Garbo, Myrna Loy, Joan Crawford, Helen Hayes, e tante altre.

Dopo il 1960 continuò a lavorare come attore in episodi girati per la televisione.

Uomo dalla personalità molto complessa, Novarro avvertì un crescente contrasto tra la profonda educazione religiosa ricevuta in famiglia ed il mondo della celluloide, che mal si conciliava col suo grande bisogno di spiritualità.

Il suo animo delicato e gentile era lacerato dal perenne conflitto tra le proprie aspirazioni religiose, manifestate in un cattolicesimo praticato assiduamente, e le lusinghe diaboliche di un vizio che non riusciva a dominare; perchè Novarro, il latin lover circondato da donne famose che tutti invidiavano, in realtà praticava l’omosessualità, tenuta nascosta per tanti anni e conosciuta soltanto dagli amici più intimi.

Nella maturità sembrò che l’attore fosse riuscito a vincere la sua battaglia, grazie alla serenità ritrovata in una fede rinsaldata da nuovi e più profondi fermenti cristiani.

In questo periodo fu attratto dalla figura di Padre Pio.

Giunto a San Giovanni Rotondo nel 1954, Novarro ebbe la ventura di conoscere Giovanni Siena2 che, quale testimone diretto dell’evento, pubblicò un interessante reportage sulla breve esperienza dell’attore con Padre Pio.

Agli inizi di marzo un uomo sulla cinquantina, con un’espressione di dolcezza negli occhi ed il volto dai tratti ancora nobili e belli incorniciato da una barbetta brizzolata, varcò verso sera la soglia dell’albergo Santa Maria delle Grazie, adiacente al Convento di Padre Pio, e in corretta lingua italiana chiese una cameretta.

- Mi trattengo tre giorni – disse – e prevedendo una domanda della signorina che aveva posto mano al registro dei clienti, l’ospite scandì il proprio nome e cognome.

Per facilitare la trascrizione delle generalità, le pose sotto gli occhi il passaporto spiegato.

- Ramon Novarro… e viene da Hollywood?, domandò la ragazza, il cui respiro diventò affannoso.

Ramon sorrise guardando negli occhi la sconcertata signorina. Era lui, sì, il celebre interprete del famoso «Ben-Hur» e di tanti altri film indimenticabili, ma, per carità, silenzio! L’attore pose l’indice sulle labbra e raccomandò caldamente che non si facesse chiasso intorno al suo nome.

Da anni Ramon aveva detto addio alla frivola gloria di Hollywood con il cuore gonfio di amarezza e di disgusto, dopo aver sperimentato a sue spese la verità del passo famoso dell’Imitazione di Cristo che doveva egli leggere il giorno dopo, sulla porticina della cella appartenuta un tempo a Padre Pio:

La gloria del mondo ha sempre per compagna la tristezza.

Era stanco dei clamori del mondo. Perciò aveva ceduto all’impulso che lo richiamava alla pratica di una vita pura, fatta di sacrificio e di rinunzia, di preghiera e di raccoglimento, alla quale la mamma – una piissima mamma di ben 13 figli, rimasta sempre viva nella sua memoria e di cui meditava e praticava ancora i saggi consigli – lo aveva esortato sin dall’infanzia.

Né da allora erano valse a rimuoverlo dal suo proposito le esigenze dell’arte, la fedeltà e la felicità dell’interpretazione, a scapito – ciò da cui Ramon aborriva – della personalità dell’artista ed anche della sua dignità.

Però Ramon, in fatto di Religione, non era un uomo ligio ai compromessi e alle vie di mezzo. Novarro era coerente: To be or not be, o essere o non essere cristiano. Hollywood, la Mecca del Cinema, raramente si accordava con la coscienza di un uomo che volesse vivere integralmente il cristianesimo.

Questa la ragione prima della resistenza di Novarro alle pressioni dei produttori, ragione che lo stesso Padre Pio, pur non avendo mai saputo nulla dell’attore, neppure forse della sua esistenza, intuì e disse al primo incontrarsi con lui, nei corridoi del Convento:

«Tu sei quello che ha capito in tempo che non si può servire a due padroni».

Ramon era quello che si dice un cristiano esemplare ed era per giunta terziario francescano.

Nella sua lontana California, dove viveva in una villa situata a nord di Hollywood, spesso aveva letto e sentito parlare di Padre Pio e si era lusingato di salire un giorno con gli altri pellegrini alla Sacra Montagna del Gargano per rendergli visita nel Convento di San Giovanni Rotondo. Ora questo suo desiderio era stato finalmente appagato.

Già al corrente di quanto le folle facessero ogni giorno ressa intorno a Padre Pio, Ramon Novarro poco aveva sperato di poterlo avvicinare e parlargli, né, nella sua ammirevole umiltà, si era lusingato di vedersi facilitata la via di accesso dalla grande popolarità del suo nome.

Il piissimo Cappuccino lo ricevette con molta affabilità, trattenendolo in più di un colloquio privato. Per due volte l’attore poté partecipare alle consuete conversazioni vespertine nel bianco salotto del Convento, dove il mistico stigmatizzato dell’altare diventava tranquillamente il figlio di tata3 Orazio Forgione, tutto arguzie e francescana letizia; lo stesso salotto nel quale un altro noto attore, il nostro Carlo Campanini, faceva spesso a gara con Padre Pio nell’esilarare i convenuti col suo inesauribile repertorio umoristico.

L’eccezionale pellegrino Ramon inoltre si confessò e comunicò col Padre e fu esaudito da lui in un desiderio che era stato, si può dire, il motivo principale del suo viaggio a San Giovanni Rotondo: la benedizione del saio francescano che si era portato dalla lontana America, custodito gelosamente nella valigia.

Ma quello che più lo edificò e commosse, oltre alla Messa celebrata da Padre Pio, fu la grande bontà del Cappuccino intravista nei suoi gesti e nelle sue parole e soprattutto nelle estenuanti quotidiane fatiche alle quali questi si sottoponeva senza risparmiarsi, nonostante l’età, la costante perdita di sangue dalle stimmate e le varie misteriose infermità che lo affliggevano in continuità.

Padre Pio – fece intendere l’attore al Siena – era una figura di eccezionale grandezza: per capire in parte la sua ricca personalità spirituale era necessario avvicinarsi a lui in spirito di grande umiltà.

Ramon Novarro e Giovanni Siena (con la sciarpa) discutono in un Bar di San Giovanni Rotondo, circondati da curiosi. Proprietà di Giovanni Siena

Egli trovò a San Giovanni Rotondo il luogo ideale per il raccoglimento dello spirito e gli sorse l’idea di far sorgere una specie di ritiro nel quale i pellegrini avrebbero dovuto vivere in comunità disciplinata da una piccola regola onde meglio realizzare gli scopi per i quali si andava al Gargano: il rinnovamento spirituale, la preghiera e la meditazione.

Non era difficile che Novarro, che godeva di buone condizioni economiche, desse inizio alla esecuzione di questo progetto. Da buon cattolico praticante, egli faceva uso della ricchezza in proporzione dei propri bisogni, il resto lo destina ai poveri e alle opere di bene.

Qualcuno a San Giovanni Rotondo fu testimone di più di un gesto di bontà da lui compiuto in gran segreto e con infinita discrezione. Già, poiché Novarro – altra nota peculiare del suo carattere – era anche discreto e diede una prova eloquente di ciò il giorno stesso della sua partenza, allorché dovendosi accomiatare da Padre Pio e ricevere l’ultima benedizione, si rifiutò di approfittare nel timore di riuscire inopportuno.

Tuttavia – i soliti scherzi del Padre – l’ultima parola e l’ultima benedizione, quasi premio alla sua delicatezza, egli le ebbe ugualmente, grazie a tutta una serie di accidenti strani e provvidenziali che lo fecero trovare di fronte a Padre Pio, si direbbe a viva forza.

Nel lasciare il Convento, montando in taxi, volse l’ultimo sguardo alla Chiesetta di Santa Maria delle Grazie.

Giovanni Siena fu al suoi fianco e lo accompagnò sino ad Aversa, donde l’attore proseguì alla volta di Napoli per imbarcarsi sull’Andrea Doria.4

Ramon Novarro gli confidò:

- Questo distacco non mi arreca dispiacere. Da tempo cerco di abituare il mio spirito a non tener conto delle distanze di luogo e di tempo. D’Altronde l’anno prossimo conto di tornare nuovamente quassù per un soggiorno più lungo.5

Ma Ramon Novarro non sarebbe più tornato a San Giovanni Rotondo.

Nel 1968 due giovani e scellerati fratelli, appurato che l’attore conservava in casa 5.000 dollari, accettarono di passare una serata particolare in sua compagnia con l’intento di derubarlo. Ma si trattava di un’informazione sbagliata, perché Novarro non aveva l’abitudine di tenere in casa grosse somme di denaro.

Ciò incattivì i due giovani. Malgrado le suppliche di non fargli del male, il povero Ramon, uomo debole e invecchiato, fu picchiato e seviziato in modo atroce e senza pietà per circa due ore, finché, dopo infinite sofferenze, esalò l’ultimo respiro.6
Non ancora soddisfatti, i selvaggi assassini infierirono anche su foto e cimeli della sua carriera di attore, come se avessero voluto cancellare persino il ricordo della sua esistenza.

Si può dire che Ramon Novarro fu ucciso due volte, poiché al gesto barbaro dei suoi aguzzini seguirono i particolari sulla sua morte e sulle sue inclinazioni omosessuali, non sempre veritieri, rivelati della stampa scandalistica, che dissacrò per sempre la leggendaria fama di una grande stella di Hollywood.

Appresa dai media la notizia della sua tragica morte, Giovanni Siena ripensò alle parole di Padre Pio dette a Ramon quattordici anni prima e si dispiacque che l’attore fosse ricaduto nel vizio, pagando questa colpa a caro prezzo.

Frammenti di memoria riaffiorarono nella sua mente: la scena dell’attore, seduto accanto a lui ad un tavolo di un affollato ristorante di Foggia, in mistico raccoglimento, a mani giunte e a testa china, per ringraziare il Signore del cibo che stava per prendere; e poi, dopo la la sommessa preghiera, il composto segno di croce.

Ricordò anche l’entusiasmo con cui l’attore gli aveva confidato di essere venuto a San Giovanni Rotondo per ottenere da Padre Pio la benedizione di un saio con cui avrebbe impersonato sul set la figura di San Francesco d’Assisi.7

Che senso ha potuto avere, nei disegni della Provvidenza – si chiede oggi il Siena – una fine così tragica ed ingloriosa, per un uomo così sensibile ed educato al timor di Dio?

Una speranza, quasi una certezza, lo conforta: che l’atroce agonia di Ramon gli sia servita ad espiare le colpe dovute alla fragilità umana, spalancando le porte alla misericordia di Dio da lui insistentemente invocato durante la tormentata esistenza terrena.

La vita di Novarro richiama alla memoria, per certi versi, Ben-Hur, da lui interpretato nell’omonimo Kolossal del 1925, che entra più volte in contatto con Gesù, il quale gli presta soccorso dandogli da bere.

Ben-Hur e Cristo subiscono entrambi atroci sofferenze ed entrambi sono condannati; ma sono sorretti ambedue dalla fede e, colti dal dubbio nel momento più critico, sono infine riscattati da Dio.

Durante la via crucis verso il Golgota, Ben-Hur riesce a restare vicino a Gesù e tenta a sua volta di dargli da bere.

Alla fine, quando il testo della Sacra scrittura si compie, il cielo si fa buio e nell’estesa vallata si scatena una tempesta di vento, seguita da un violento temporale di vastissime proporzioni.

Il finale è epico e grandioso: Cristo muore sulla croce gravandosi dei mali del mondo, nella certezza che il sangue che sgorga dalle ferite della sua carne purificherà tutti gli uomini di fede da ogni peccato.


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  1. Doroty M. Gaudiose, Maria l’americana, pag. 27, Società San Paolo, Alba (CN), 1995. []
  2. Giovanni Siena, autore del libro “Questa è l’ora degli Angeli” , tradotto in tre lingue, è zio dell’autore. []
  3. papà, in dialetto pietralcinese []
  4. Transatlantico affondato il 25 luglio 1956 nella collisione con la nave norvegese “Stockolm []
  5. Ramon Novarro ai Piedi di Padre Pio di Giovanni P. Siena in Orizzonti, Ed. Paoline, Rivista settimanale di attualità, Anno VI, n. 13, 28 marzo 1954, pag. 12. []
  6. L’omicidio fu compiuto il 30 ottobre 1968 nella villa che R. Novarro possedeva a nord di Hollywood. []
  7. Per qualche motivo a noi ignoto, questo film non deve essere stato mai realizzato, poiché manca nella filmografia ufficiale del divo. []

Parte V – Luisa De Martini, Nereo Francesconi e Filippo Fordellone

febbraio 9, 2009 by Giulio Giovanni Siena  
Categoria Americani e Padre Pio

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Luisa De Martini, un’italiana emigrata negli Stati Uniti d’America, giunse a San Giovanni Rotondo da oltreoceano nel 1948, attratta dalla fama del Padre.

I lavori dell’ospedale erano appena iniziati.

Affascinata anche lei dal sogno di Padre Pio, se ne tornò in America con la ferma idea di aiutarlo a completare l’opera. Questo proposito le trasformò radicalmente la vita.

Era una donna semplice, umile, riservata, restia ad apparire, ma tenace.

Bussò prima alla porta dei suoi conoscenti, illustrando loro i progetti di un umile figlio di San Francesco in un paese sperduto della Patria lontana. Il denaro che riusciva a raccogliere gli sembrava soltanto una goccia nel mare. Ed ecco scoccare nella sua mente un’idea brillante, che le consentì di entrare in immediato contatto con tutti gli italo-americani della California. Luisa decise di contattare Nereo Francesconi e Filippo Fordellone.

Il primo teneva il programma radiofonico Italian Program molto seguito dagli italo-americani di San Francisco.

Il secondo godeva di molto credito a Los Angeles, dove gestiva la stazione radio KWKW. Ottenne il loro appoggio.

Attraverso le due radio, le notizie del Padre e della «Casa Sollievo della Sofferenza» rimbalzarono nelle case della California e da qui si propagarono in tutti gli Stati Uniti, commuovendo gli americani.

I successi della signora De Martini si susseguirono nel tempo, suscitando stupore negli ambienti conventuali di San Giovanni Rotondo. Qui nel mese di giugno 1953 arrivò una bella notizia: la grande statua bronzea di San Francesco che lo scultore Antonio Berti stava eseguendo, destinata a stagliarsi solo molti anni dopo nel cielo azzurro sulla sommità della clinica, sarebbe stata offerta dagli italo-americani della città californiana di San Francisco: la radio di Nereo Francesconi, che sostenne l’iniziativa, aveva fatto un altro miracolo.

Filippo Fordellone , che era emigrato in America alla fine della prima guerra mondiale, non gli fu da meno. Il suo programma radiofonico quotidiano, nato negli anni ‘30, aveva lo scopo di mantenere vivo negli italiani d’America l’amore per la Patria lontana. Ora aveva un compito in più: far conoscere Padre Pio.1

Per essere più efficaci Francesconi e Fordellone decisero di rilanciare dalle loro radio le trasmissioni della RAI2 che parlavano della «Casa» o di Padre Pio.

Il primo tentativo di Fardellone fallì. Passò una notte insonne con un collaboratore armeggiando con un’apparecchio radio oceanico, nel vano tentativo di captare il segnare di «Sorella Radio».

Tuttavia le difficoltà tecniche e le avverse condizioni atmosferiche, cause dell’insuccesso, non fiaccarono la sua caparbietà.

Ottenuta copia del programma «Sorella Radio» direttamente da Roma, Fardellone lo mandò in onda in tutte le case della California del Sud l’11 ottobre 1953, preannunciando l’evento con avvisi pubblicati sui giornali della Costa del Pacifico.

Alla fine, esortò i radioascoltatori «a non lasciar cadere nel vuoto la bellezza spirituale di tale programma». E, mentre parlava della Casa Sollievo della Sofferenza e della Statua di San Francesco, il telefono cominciò a squillare con le offerte.

A S. Giovanni Rotondo comunicava:

«Non vorrei peccare di esagerazione dicendo che il programma Sorella Radio ha segnato per la mia attività radiofonica il giorno più bello della mia esistenza; eppure in diciassette anni di tale attività ho avuto parecchie soddisfazioni…. ».

Poi spedì una copia della registrazione a Francesconi e questi la trasmise dalle stazioni di Radio KLOK di San Josè e di Radio KRE di San Francisco il 25 e il 27 ottobre 1953, donando agli italiani della California del Nord «l’occasione e la soddisfazione di un raro godimento spirituale a cui da tempo non erano più abituati».

Parecchi automobilisti con la radio accesa si fermarono ai bordi delle strade e l’ascoltarono “in religioso silenzio”, per non perdere nemmeno una parola.

«In un’epoca dominata dall’assillo delle preoccupazioni e della fretta – commentò Francesconi – a me pare che ciò sia per lo meno un piccolo miracolo della fede».

A San Giovanni Rotondo la rivista La Casa Sollievo della Sofferenza salutò con vera soddisfazione questo ponte sublime di dolce armonia che si era venuto a creare tra l’America e il paesino garganico.

Arrivarono anche ventiquattro fogli zeppi di nomi di persone che avevano offerto una «stellina» al letto dell’ospedale intestato a «Maria Giuseppa», la cara mamma di Padre Pio, deceduta il 3 gennaio 1929. La California vinse così la competizione per la copertura del primo letto di «stelline», anticipando grandi città italiane come Roma o Milano, pure vicine al traguardo.

I benefattori americani avrebbero potuto così godere delle preghiere riconoscenti dei ricoverati che avrebbero occupato quel letto.3

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  1. Cfr. La Casa Sollievo della Sofferenza, Anno IV, 1 – 15 giugno 1953, n. 11. pag 4, Una donna in California di Gherardo Leone. []
  2. Radio Audizioni Italiane. []
  3. Cfr. La Casa Sollievo della Sofferenza, Anno V , 16 – 31 luglio 1954, n. 14 pagg. 4 e 5, Italiani in California di gi elle. []

Parte VI – Il fondo “Mario Gambino”

febbraio 8, 2009 by Giulio Giovanni Siena  
Categoria Americani e Padre Pio

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Nel mese di novembre 1948 la vedova di Fiorello La Gardia parlò per radio a favore del nascente ospedale «Fiorello La Guardia» di San Giovanni Rotondo.

Tra gli ascoltatori c’era il sessantacinquenne Mario Gambino, inserviente addetto alle pulizie della fornace dell’impianto di riscaldamento dell’Unter College di New York.

Non sapendo come fare arrivare un’offerta, avvicinò il Prof. Vittorio Ceroni, direttore del College, e gli disse:

«Professore, ha sentito il discorso della Signora La Guardia alla Radio? Io voglio mandare a quell’ospedale cinque dollari per i miei fratelli che soffrono più di me».

E gli consegnò i cinque dollari.

Il prof. Ceroni spedì il denaro in Italia descrivendo il Signor Gambino come «bravo, onesto lavoratore italo-americano, padre di numerosa famiglia, che crede nella religione del dovere, del lavoro e dell’amore fraterno…».

La commovente storia dei cinque dollari, spinse l’amministrazione della nascente ospedale a istituire il Fondo «Mario Gambino», finalizzato a dare soccorso e conforto agli ammalati poveri.

Successivamente Gambino mandò altri dieci dollari, uno per ogni figlio, consegnati nelle mani di George Shuster, Presidente dell’Hunter College. E poi ancora altri dollari, raccolti tra i conoscenti.

Alcuni anni dopo un giornalista male informato scrisse :

«Nella clinica della Casa Sollievo della Sofferenza intitolata a Fiorello La Guardia nessuno pagherà una lira».

Se la notizia fosse stata vera, la clinica avrebbe fatto la stessa fine dell’ospedaletto San Francesco, costruito da Padre Pio per i sangiovannesi e chiuso per carenza di fondi. Perciò fu necessario fare delle precisazioni.

Per i degenti assistiti la retta sarebbe stata pagata dai Comuni, dalla Mutua Malattia, dalle Assicurazioni Infortuni e dalla Previdenza sociale. Le persone prive di mezzi propri, invece, sarebbero state ricoverate e curate gratuitamente attingendo denaro dal Fondo Gambino.

La differenza sostanziale con gli altri ospedali consisteva nell’abolizione assoluta di qualsiasi distinzione di classe o di trattamento.

«Se vi sarà il pollo per il povero vi sarà anche per il ricco; altrimenti non ci sarà per nessuno. Se il povero dei poveri avrà bisogno, a motivo del suo stato fisico, di una camera con bagno e toilette riservata, l’avrà esattamente come il ricco».

Mario Gambino morì il 23 gennaio 1950. Nel bollettino “La Casa Sollievo della sofferenza” si legge:

«Col gesto di carità che hai compiuto verso i poveri della Casa Sollievo della Sofferenza, tu, accenditore e alimentatore del fuoco della tua caldaia, hai acceso qui tra noi ben altro fuoco (…). il fuoco dell’amore fraterno! (…) Lo hai affidato alle nostre coscienze come un impegno sacro e noi li osserveremo a ogni costo e lo trasmetteremo a chi verrà dopo di noi come un giuramento, e con esso trasmetteremo la tua immagine, la tua faccia semplice e onesta di umile lavoratore, al quale è partito un così luminoso esempio di carità».1

Nel fondo Gambino confluirono anche le «stelline d’oro della Carità» che formarono un firmamento speciale nel cielo di San Giovanni Rotondo.

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  1. La Casa Sollievo della Sofferenza, anno VI, 1-15 settembe 1955, il fondo “Mario Gambino”. []